Segmentazione avanzata e 3 livelli di servizio concordati per la gestione potente ed efficace delle risorse
Segmentazione avanzata. Service Level Agreement (SLA). Come definire il livello di servizio ossia: Clienti A, B, C: perché non tutti meritano lo stesso sforzo
“What gets measured gets managed” – Peter Drucker
- Introduzione – Quando “trattare tutti allo stesso modo” (mancanza di segmentazione avanzata) fa male a tutti
Scene tipica in una PMI manifatturiera:
- il commerciale dice:
“Quel cliente non possiamo toccarlo, ci fa un sacco di fatturato.”
- l’amministrazione sospira:
“Sì, ma ci paga tardi e chiede sempre sconti extra…”
- la produzione sbuffa:
“Ogni settimana cambiamo setup per i suoi micro-ordini urgenti.”
E nel frattempo:
- clienti più piccoli ma più ordinati vengono trascurati,
- le energie del team si concentrano sui più “rumorosi”,
- l’imprenditore ha la sensazione che qualcosa non torni, anche se il fatturato tiene.
Il problema di fondo è questo:
l’azienda tratta tutti i clienti allo stesso modo, ma i clienti non sono tutti uguali per valore, potenziale e complessità.
La parola chiave è “segmentazione avanzata”
La letteratura su customer profitability analysis e cost-to-serve lo conferma: spesso una parte minoritaria dei clienti genera la maggior parte dei profitti, una fascia centrale è borderline e una quota non trascurabile distrugge valore, una volta considerati sconti, extra-servizio, urgenze, rilavorazioni.
In più, molti studi sulla segmentazione avanzata (ABC analysis) e gestione del portafoglio clienti mostrano che, senza una segmentazione minima, le aziende finiscono per allocare tempo e risorse in modo inverso rispetto al valore creato: molto sforzo su clienti C, poca cura per i veri A.
In questo articolo vediamo come:
- classificare con una segmentazione avanzata i clienti in A, B, C in modo semplice ma serio;
- definire regole diverse di servizio e sviluppo per ciascun gruppo;
- evitare di farsi trascinare in progetti improduttivi;
- usare un Fractional Manager come facilitatore tra vendite e proprietà.
È un modo pragmatico e per nulla accademico per rispondere a una domanda decisiva:
“A chi vogliamo davvero dedicare il meglio del nostro tempo, del nostro margine e delle nostre energie?”
- Perché “democrazia assoluta” tra clienti non funziona
Per molte PMI, trattare tutti i clienti allo stesso modo è quasi un riflesso culturale:
- “Sono tutti importanti.”
- “Non possiamo permetterci di perdere nessuno.”
- “Se iniziamo a fare distinzioni, poi si offendono.”
Capisco bene questa sensibilità: la relazione personale è stata per anni (e spesso ancora è) un pezzo fondamentale del vantaggio competitivo. La segmentazione è spesso considerata una “burocrazia inutile” e in 35 anni in multinazionali e PMI sono stato spesso additato come la “longa manus” di VP/CEO in progetti di “controllo” dei dipendenti.
Ma i numeri raccontano un’altra storia:
- in molte aziende, una minoranza di clienti (spesso il “famoso” 20% di un’analisi Pareto che tutti citano ma pochi applicano in modo rigoroso e intelligente) genera la maggior parte del margine,
- una parte intermedia “sta in piedi ma non sposta la barra”,
- un gruppo di clienti, una volta sommati sconti, complessità e cost-to-serve, erode profitto invece di crearlo.
In parallelo, studi su customer lifetime value e gestione del portafoglio clienti mostrano che proporre una segmentazione avanzata e quindi considerare i clienti come asset da gestire in portafoglio (e non solo come fatturato da difendere) porta a decisioni migliori su:
- dove investire,
- chi sviluppare,
- dove ridurre lo sforzo.
Tradotto:
- non è “mancanza di rispetto” distinguere tra A, B, C;
- è un atto di responsabilità verso l’azienda, le persone e… anche verso i clienti migliori, che meritano un livello di servizio all’altezza.
- Le tre dimensioni chiave della segmentazione avanzata: valore, potenziale, complessità
Per classificare i clienti in A, B, C in modo sensato, ti propongo di partire da tre dimensioni:
- Valore attuale
- margine contribuito negli ultimi 12–24 mesi (non solo fatturato);
- regolarità dei volumi;
- qualità dei pagamenti (ritardi, contestazioni, resi).
- Potenziale futuro
- spazio di crescita con il cliente: altre linee, altri stabilimenti, nuovi paesi;
- ruolo del cliente nel settore (leader, influente, “vetrina”);
- coerenza tra il suo sviluppo previsto e la tua strategia (settori/aree su cui vuoi davvero puntare).
- Complessità / cost-to-serve
- frequenza di urgenze e richieste fuori standard;
- numero medio di ordini per X € di fatturato (micro-ordini vs ordini consolidati);
- richieste tecniche particolari, campionature, personalizzazioni;
- tempo assorbito dal team (commerciale, tecnico, logistica).
Molti modelli di segmentazione avanzata “ABC cliente” lavorano solo su fatturato o margine, ma studi più recenti su key account selection e segmentazione suggeriscono di integrare anche complessità e specializzazione del cliente per non sottovalutare situazioni critiche.
Il bello è che basta un sistema molto semplice, Se pensi ci sia bisogno di un algoritmo perfetto sbagli (per eccesso stavolta). Sistema:
- coerente,
- spiegabile al team,
- ripetibile ogni anno.
- Come costruire una segmentazione, una classificazione A/B/C che regge alla prova dei fatti
Ti propongo un percorso in 6 passi, da fare congiuntamente tra amministrazione/controllo, commerciale e direzione.
Passo 1 – Preparare i dati essenziali
Per ogni cliente, estrai:
- fatturato degli ultimi 12–24 mesi;
- margine lordo stimato (o, meglio, margine contribuito se lo hai);
- indicatori base di cost-to-serve:
- numero ordini/anno,
- % urgenze,
- resi/rilavorazioni,
- giorni medi di incasso.
Anche guide pratiche sul customer profitability analysis suggeriscono questo tipo di vista per partire con una buona segmentazione.
Passo 2 – Calcolare un “punteggio valore”
Assegna un punteggio da 1 a 5 per il valore attuale di ogni cliente:
- 5 = altissimo margine contribuito, regolare, pagamenti corretti;
- 3 = margine medio, qualche oscillazione;
- 1 = basso margine o borderline.
Basta un ordine di grandezza condiviso, senza inutili complicazioni.
Passo 3 – Calcolare un “punteggio potenziale”
Qui entra la parte qualitativa della segmentazione (e il contributo del commerciale è fondamentale):
- 5 = forte potenziale (altri stabilimenti, altre linee, possibilità di espansione geografica, cliente “vetrina” strategico);
- 3 = potenziale moderato;
- 1 = poco spazio di crescita o cliente in declino.
Qui ti puoi ispirare ai concetti di customer lifetime value e gestione del portafoglio come “investimenti”, non solo come ricavi presenti.
Passo 4 – Calcolare un “punteggio complessità”
- 5 = cliente “facile”: pochi ordini, flussi prevedibili, poche eccezioni, pagamenti regolari;
- 3 = qualche complessità da gestire;
- 1 = cliente ad alta complessità: urgenze, personalizzazioni frequenti, resi, condizioni di pagamento difficili.
Qui ti basta una griglia chiara con 3–4 criteri (urgenze, micro-ordini, supporto tecnico, credit risk) e un punteggio finale.
Passo 5 – Ricavare la classe A/B/C della segmentazione
Ora puoi combinare i punteggi:
- Clienti A
- alto valore (attuale),
- buon potenziale,
- complessità gestibile (o alta ma giustificata dal valore).
- Clienti B
- valore e potenziale medio,
- complessità sotto controllo,
- o potenziale alto ma ancora poco sviluppato.
- Clienti C
- basso valore e basso potenziale,
- e/o complessità molto alta rispetto al valore generato.
Molti strumenti ABC per il portafoglio clienti lavorano proprio con questo tipo di logica: pochi segmenti chiari, con regole di servizio differenziate.
Passo 6 – Validare la mappa della segmentazione con il team
Prima di “incidere nella pietra” la segmentazione:
- fai una revisione con il commerciale e, se serve, con l’imprenditore;
- accetta qualche aggiustamento motivato (“questo cliente formalmente sarebbe B, ma per noi è strategico per questi motivi…”);
- limita le eccezioni: se tutto è “caso speciale”, la segmentazione non serve.
Condivisione e validazione sono fondamentali: altrimenti è lavoro sprecato. Il team deve sentire questo lavoro come un supporto per loro e per rendere più efficace il loro lavoro tramite una maggiore efficienza.
- Trattare la segmentazione A, B, C in modo diverso (senza creare guerre interne) – Service Level Agreement (SLA)
Una volta fatta la mappa, la parte vera inizia adesso: cambiare il modo in cui gestisci i clienti cui associare un livello di servizio adeguato al loro impatto effettivo o potenziale.
Ti propongo una logica semplice.
Clienti A – Proteggere, sviluppare, ascoltare
Per i clienti A puoi prevedere:
- Key Account Manager dedicati o comunque un referente chiaro;
- piani annuali di sviluppo condivisi (nuovi progetti, efficienze, partnership);
- accesso prioritario a:
- slot di produzione,
- supporto tecnico,
- prototipi, test, co-sviluppo.
Non dare l’impressione di coccolarli “a prescindere”: devono percepire che li riconoscicome asset principali del portafoglio.
Clienti B – Standardizzare, far crescere chi lo merita
Per i B ha senso:
- definire un livello di servizio standard chiaro (tempi, condizioni, modalità di supporto);
- individuare quali B hanno potenziale per diventare A (e su quelli investire un po’ di più);
- evitare di dedicare a tutti i B la stessa attenzione dei clienti A.
Qui la parola chiave è efficienza: processi chiari, poca improvvisazione.
Clienti C – Gestire con dignità, ma senza farsi trascinare
Per i C occorre molto buon senso:
- non vanno trattati male,
- ma nemmeno gestiti come se fossero A.
Possibili azioni:
- standardizzare al massimo condizioni e modalità di servizio;
- proporre soluzioni più adatte al loro livello di spesa (es. ordini minimi, formati standard);
- se un cliente C è anche ad alta complessità, valutare serenamente:
- rinegoziazione seria,
- oppure accompagnamento all’uscita quando non ci sono più le condizioni.
Molti articoli sulla gestione del portafoglio clienti sottolineano proprio la necessità di “ottimizzare economicamente” i segmenti a basso valore, evitando di bruciare risorse che servirebbero su clienti strategici.
- Come evitare di farsi trascinare in progetti improduttivi (e rispettare la segmentazione avanzata in modo intelligente)
Una delle trappole più frequenti nelle PMI è questa:
un cliente B o C comincia a chiedere progetti speciali, sviluppo prodotto dedicato, urgenze “una tantum”… e l’azienda, per paura di perderlo, dice sempre sì.
Risultato:
- mesi di lavoro di R&D e tecnico,
- impianti occupati per micro-lotti,
- nessuna vera scalabilità,
- margini erosi.
Per difendersi, servono criteri chiari, prima. Ad esempio:
- progetti di sviluppo prodotto dedicato riservati a:
- clienti A,
- oppure B con forte potenziale e co-finanziamento chiaro;
- soglie minime di fatturato o margine per attivare certe modalità di servizio (es. supporto on-site, urgenze, personalizzazioni spinose);
- revisione trimestrale di:
- quanti progetti speciali sono stati avviati,
- per quali segmenti di clienti,
- con quali risultati effettivi.
Studi su customer experience e loyalty (anche il famoso “Stop Trying to Delight Your Customers” su HBR) ricordano che spesso il cliente apprezza di più chiarezza, coerenza e riduzione dello sforzo che non “favoretti” occasionali che poi l’azienda non riesce a sostenere.
- Il ruolo del Fractional Manager: arbitro neutrale tra vendite e proprietà nel proporre segmentazione avanzata
Questa è una fase delicata: tocca abitudini, clienti storici, convinzioni radicate.
Un Fractional Manager può aiutare perché:
- porta un metodo per definire criteri A/B/C chiari e difendibili;
- lavora sia con vendite sia con amministrazione, facendo da “traduttore” tra sensibilità diverse;
- aiuta l’imprenditore a:
- non farsi schiacciare dal timore di perdere qualche cliente,
- ma nemmeno prendere decisioni impulsive senza numeri.
In concreto può:
- progettare e facilitare workshop di segmentazione del portafoglio;
- impostare dashboard ABC nel gestionale o nel CRM;
- supportare i commerciali nelle prime rinegoziazioni difficili;
- aiutare la proprietà a comunicare in azienda il perché di certe scelte (non solo il cosa).
- Due casi concreti (compositi)
Anche qui, parliamo di casi compositi, che combinano schemi frequenti descritti in letteratura e osservati sul campo nelle PMI B2B. Non sono riferibili a singole aziende identificabili.
📌 Caso 1 – Macchine per il packaging: quando i clienti B mangiano il tempo degli A
Contesto
PMI emiliana, macchine per il packaging industriale, 30 M€ di fatturato.
Portafoglio clienti molto frammentato, con qualche grande gruppo internazionale e molti medie-piccole realtà locali.
Problema
- i venditori passano gran parte del loro tempo su clienti medi, con commesse complesse e marginalità ridotte;
- i clienti top hanno sì un buon servizio, ma non esiste un piano strutturato di sviluppo;
- non c’è alcuna classificazione formale del portafoglio.
Intervento (18 mesi)
- costruzione di una mappa di segmentazione A/B/C basata su:
- margine contribuito,
- potenziale (nuovi impianti, internazionalizzazione),
- complessità dei progetti;
- identificazione di ~25 clienti A, ~80 B e il resto C;
- riassegnazione del tempo commerciale:
- Key Account Manager dedicati ai top 15,
- regole di servizio standard per B,
- forte razionalizzazione delle eccezioni sui C;
- introduzione di un “filtro” per i progetti speciali:
- ammessi solo per A o B ad altissimo potenziale, con business case esplicito.
Risultato
- fatturato complessivo +7% in due anni,
- EBITDA +20%,
- migliore qualità delle pipe di vendita (meno progetti impossibili, più iniziative coerenti con la strategia).
📌 Caso 2 – Fornitore di componenti metallici: uscire con eleganza da clienti non più sostenibili
Contesto
Azienda del Nord-Ovest, componenti metallici per più settori (agricolo, movimento terra, industriale).
Un blocco di ~40 clienti “storici” di piccole dimensioni occupa una quota importante del tempo commerciale e produttivo.
Problema
- margine medio basso,
- elevata frequenza di urgenze,
- mix di richieste fuori standard,
- occupazione degli impianti che ostacola progetti più grandi per clienti A.
Intervento (24 mesi)
- classificazione e segmentazione A/B/C con focus su valore e cost-to-serve;
- definizione di:
- servizio premium per A,
- standard per B,
- condizioni più rigide per C (minimi d’ordine, tempi, formati);
- per un gruppo di clienti C molto complessi:
- proposta di nuove condizioni più equilibrate,
- dove rifiutate, accompagnamento graduale all’uscita (non rinnovo di certe condizioni, suggerimento di altri fornitori più adatti).
Risultato
- perdita di fatturato su C pari a ~8%,
- margine globale +15%,
- disponibilità di capacità produttiva per acquisire 5 nuovi clienti A in settori strategici.
- Conclusione – Dare di più a chi merita di più (e smettere di sentirsi in colpa)
Mettere etichette A, B, C ai clienti può sembrare freddo. La segmentazione avanzata può essere confusa con inutile burocrazia.
In realtà, se lo fai bene, è un atto profondamente umano e responsabile:
- verso i clienti migliori, che avranno un’attenzione all’altezza del loro valore;
- verso le persone in azienda, che non saranno più trascinate in progetti impossibili per clienti che non reggono;
- verso l’impresa e la famiglia proprietaria, che vedranno più margine, meno stress, più tempo per costruire futuro.
Ti lascio tre domande per iniziare:
- Se domani dovessi scegliere 10 clienti da portare con te in un nuovo progetto, chi sarebbero… e perché?
- Sai dire, dati alla mano, quali clienti ti stanno erodendo margine in modo sistematico?
- Che cosa cambierebbe, molto concretamente, se tu e il tuo team aveste una mappa chiara A/B/C del portafoglio?
Se leggendo queste domande hai pensato a qualche nome preciso, forse è il momento giusto per smettere di “trattare tutti allo stesso modo”
e iniziare a trattare meglio chi crea davvero valore.
✉️ Se vuoi lavorare su una segmentazione A/B/C cucita sulla tua PMI (e non su un modello da libro):
👉 puoi prenotare una call da qui: https://pietrolandri.it
📚 Fonti e riferimenti essenziali
- BDC – 5-step customer profitability analysis (2025): guida pratica in 5 passi per analizzare la redditività dei clienti, includendo il calcolo del costo per servirli. https://www.bdc.ca/en/articles-tools/marketing-sales-export/sales/5-step-customer-profitability-analysis
- Elogy – Understanding your customers’ real value: the importance of cost-to-serve analysis (2024): importanza del cost-to-serve per capire il vero valore dei clienti.
- EasyMetrics – Cost to Serve – Customer Profitability Analysis: esempi di distribuzione tipica dei profitti per clienti/prodotti (20% molto profittevoli, 50% marginali, 30% in perdita). https://elogy.io/en/understanding-your-customers-real-value-the-importance-of-cost-to-serve-cts-analysis/
- DinMo, Bismart & altri – guide su ABC Customer Analysis per segmentare i clienti per fatturato/margine e concentrare gli sforzi su quelli ad alto valore. https://landing.kale.bismart.com/en/abc-analysis-customer-portfolio
- Spoor, J.M. – Improving customer segmentation via classification of key customer characteristics (2022): uso combinato di ABC e altri criteri per selezionare key account e segmentare clientele complesse. https://www.econstor.eu/bitstream/10419/308846/1/s41270-022-00185-4.pdf
- Gupta, S., Lehmann, D.R. – Managing Customers as Investments (2005) e articoli collegati: concetto di clienti come asset, CLV, portafoglio clienti, priorità di investimento. https://ptgmedia.pearsoncmg.com/images/9780132161619/samplepages/0132161613.pdf
- McKinsey, HBR e altri: articoli su business model customer-centric, gestione attiva del portafoglio, focus su clienti e iniziative a maggior valore per la crescita B2B. https://www.mckinsey.com/industries/industrials/our-insights/true-customer-centricity-an-operating-model-for-competitive-advantage
Nota sui case history
I casi sono compositi, costruiti a partire da pattern ricorrenti nelle PMI manifatturiere B2B e dalle evidenze in letteratura. Non rappresentano singole aziende reali né consentono di identificarne una in particolare.





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!