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Segmentazione avanzata SLA Service Level Agreement ABC

Segmentazione avanzata e 3 livelli di servizio concordati per la gestione potente ed efficace delle risorse

22/05/2026/in Sviluppo business/da Pietro Landri

Segmentazione avanzata. Service Level Agreement (SLA). Come definire il livello di servizio ossia: Clienti A, B, C: perché non tutti meritano lo stesso sforzo

“What gets measured gets managed” – Peter Drucker

 

  1. Introduzione – Quando “trattare tutti allo stesso modo” (mancanza di segmentazione avanzata) fa male a tutti

Scene tipica in una PMI manifatturiera:

  • il commerciale dice:

“Quel cliente non possiamo toccarlo, ci fa un sacco di fatturato.”

  • l’amministrazione sospira:

“Sì, ma ci paga tardi e chiede sempre sconti extra…”

  • la produzione sbuffa:

“Ogni settimana cambiamo setup per i suoi micro-ordini urgenti.”

 

E nel frattempo:

  • clienti più piccoli ma più ordinati vengono trascurati,
  • le energie del team si concentrano sui più “rumorosi”,
  • l’imprenditore ha la sensazione che qualcosa non torni, anche se il fatturato tiene.

 

Il problema di fondo è questo:

l’azienda tratta tutti i clienti allo stesso modo, ma i clienti non sono tutti uguali per valore, potenziale e complessità.

La parola chiave è “segmentazione avanzata”

 

La letteratura su customer profitability analysis e cost-to-serve lo conferma: spesso una parte minoritaria dei clienti genera la maggior parte dei profitti, una fascia centrale è borderline e una quota non trascurabile distrugge valore, una volta considerati sconti, extra-servizio, urgenze, rilavorazioni.

 

In più, molti studi sulla segmentazione avanzata (ABC analysis) e gestione del portafoglio clienti mostrano che, senza una segmentazione minima, le aziende finiscono per allocare tempo e risorse in modo inverso rispetto al valore creato: molto sforzo su clienti C, poca cura per i veri A.

 

In questo articolo vediamo come:

  • classificare con una segmentazione avanzata i clienti in A, B, C in modo semplice ma serio;
  • definire regole diverse di servizio e sviluppo per ciascun gruppo;
  • evitare di farsi trascinare in progetti improduttivi;
  • usare un Fractional Manager come facilitatore tra vendite e proprietà.

 

È un modo pragmatico e per nulla accademico per rispondere a una domanda decisiva:

 

“A chi vogliamo davvero dedicare il meglio del nostro tempo, del nostro margine e delle nostre energie?”

 

  1. Perché “democrazia assoluta” tra clienti non funziona

Per molte PMI, trattare tutti i clienti allo stesso modo è quasi un riflesso culturale:

  • “Sono tutti importanti.”
  • “Non possiamo permetterci di perdere nessuno.”
  • “Se iniziamo a fare distinzioni, poi si offendono.”

 

Capisco bene questa sensibilità: la relazione personale è stata per anni (e spesso ancora è) un pezzo fondamentale del vantaggio competitivo. La segmentazione è spesso considerata una “burocrazia inutile” e in 35 anni in multinazionali e PMI sono stato spesso additato come la “longa manus” di VP/CEO in progetti di “controllo” dei dipendenti.

 

Ma i numeri raccontano un’altra storia:

  • in molte aziende, una minoranza di clienti (spesso il “famoso” 20% di un’analisi Pareto che tutti citano ma pochi applicano in modo rigoroso e intelligente) genera la maggior parte del margine,
  • una parte intermedia “sta in piedi ma non sposta la barra”,
  • un gruppo di clienti, una volta sommati sconti, complessità e cost-to-serve, erode profitto invece di crearlo.

 

In parallelo, studi su customer lifetime value e gestione del portafoglio clienti mostrano che proporre una segmentazione avanzata e quindi considerare i clienti come asset da gestire in portafoglio (e non solo come fatturato da difendere) porta a decisioni migliori su:

  • dove investire,
  • chi sviluppare,
  • dove ridurre lo sforzo.

 

Tradotto:

  • non è “mancanza di rispetto” distinguere tra A, B, C;
  • è un atto di responsabilità verso l’azienda, le persone e… anche verso i clienti migliori, che meritano un livello di servizio all’altezza.

 

  1. Le tre dimensioni chiave della segmentazione avanzata: valore, potenziale, complessità

Per classificare i clienti in A, B, C in modo sensato, ti propongo di partire da tre dimensioni:

 

  1. Valore attuale
    • margine contribuito negli ultimi 12–24 mesi (non solo fatturato);
    • regolarità dei volumi;
    • qualità dei pagamenti (ritardi, contestazioni, resi).
  2. Potenziale futuro
    • spazio di crescita con il cliente: altre linee, altri stabilimenti, nuovi paesi;
    • ruolo del cliente nel settore (leader, influente, “vetrina”);
    • coerenza tra il suo sviluppo previsto e la tua strategia (settori/aree su cui vuoi davvero puntare).
  3. Complessità / cost-to-serve
    • frequenza di urgenze e richieste fuori standard;
    • numero medio di ordini per X € di fatturato (micro-ordini vs ordini consolidati);
    • richieste tecniche particolari, campionature, personalizzazioni;
    • tempo assorbito dal team (commerciale, tecnico, logistica).

 

Molti modelli di segmentazione avanzata “ABC cliente” lavorano solo su fatturato o margine, ma studi più recenti su key account selection e segmentazione suggeriscono di integrare anche complessità e specializzazione del cliente per non sottovalutare situazioni critiche.

 

Il bello è che basta un sistema molto semplice, Se pensi ci sia bisogno di un algoritmo perfetto sbagli (per eccesso stavolta). Sistema:

  • coerente,
  • spiegabile al team,
  • ripetibile ogni anno.

 

  1. Come costruire una segmentazione, una classificazione A/B/C che regge alla prova dei fatti

Ti propongo un percorso in 6 passi, da fare congiuntamente tra amministrazione/controllo, commerciale e direzione.

 

Passo 1 – Preparare i dati essenziali

Per ogni cliente, estrai:

  • fatturato degli ultimi 12–24 mesi;
  • margine lordo stimato (o, meglio, margine contribuito se lo hai);
  • indicatori base di cost-to-serve:
    • numero ordini/anno,
    • % urgenze,
    • resi/rilavorazioni,
    • giorni medi di incasso.

Anche guide pratiche sul customer profitability analysis suggeriscono questo tipo di vista per partire con una buona segmentazione.

 

Passo 2 – Calcolare un “punteggio valore”

Assegna un punteggio da 1 a 5 per il valore attuale di ogni cliente:

  • 5 = altissimo margine contribuito, regolare, pagamenti corretti;
  • 3 = margine medio, qualche oscillazione;
  • 1 = basso margine o borderline.

Basta un ordine di grandezza condiviso, senza inutili complicazioni.

 

Passo 3 – Calcolare un “punteggio potenziale”

Qui entra la parte qualitativa della segmentazione (e il contributo del commerciale è fondamentale):

  • 5 = forte potenziale (altri stabilimenti, altre linee, possibilità di espansione geografica, cliente “vetrina” strategico);
  • 3 = potenziale moderato;
  • 1 = poco spazio di crescita o cliente in declino.

Qui ti puoi ispirare ai concetti di customer lifetime value e gestione del portafoglio come “investimenti”, non solo come ricavi presenti.

 

Passo 4 – Calcolare un “punteggio complessità”

  • 5 = cliente “facile”: pochi ordini, flussi prevedibili, poche eccezioni, pagamenti regolari;
  • 3 = qualche complessità da gestire;
  • 1 = cliente ad alta complessità: urgenze, personalizzazioni frequenti, resi, condizioni di pagamento difficili.

Qui ti basta una griglia chiara con 3–4 criteri (urgenze, micro-ordini, supporto tecnico, credit risk) e un punteggio finale.

 

Passo 5 – Ricavare la classe A/B/C della segmentazione

Ora puoi combinare i punteggi:

  • Clienti A
    • alto valore (attuale),
    • buon potenziale,
    • complessità gestibile (o alta ma giustificata dal valore).
  • Clienti B
    • valore e potenziale medio,
    • complessità sotto controllo,
    • o potenziale alto ma ancora poco sviluppato.
  • Clienti C
    • basso valore e basso potenziale,
    • e/o complessità molto alta rispetto al valore generato.

Molti strumenti ABC per il portafoglio clienti lavorano proprio con questo tipo di logica: pochi segmenti chiari, con regole di servizio differenziate.

 

Passo 6 – Validare la mappa della segmentazione con il team

Prima di “incidere nella pietra” la segmentazione:

  • fai una revisione con il commerciale e, se serve, con l’imprenditore;
  • accetta qualche aggiustamento motivato (“questo cliente formalmente sarebbe B, ma per noi è strategico per questi motivi…”);
  • limita le eccezioni: se tutto è “caso speciale”, la segmentazione non serve.

Condivisione e validazione sono fondamentali: altrimenti è lavoro sprecato. Il team deve sentire questo lavoro come un supporto per loro e per rendere più efficace il loro lavoro tramite una maggiore efficienza.

 

  1. Trattare la segmentazione A, B, C in modo diverso (senza creare guerre interne) – Service Level Agreement (SLA)

Una volta fatta la mappa, la parte vera inizia adesso: cambiare il modo in cui gestisci i clienti cui associare un livello di servizio adeguato al loro impatto effettivo o potenziale.

 

Ti propongo una logica semplice.

Clienti A – Proteggere, sviluppare, ascoltare

Per i clienti A puoi prevedere:

  • Key Account Manager dedicati o comunque un referente chiaro;
  • piani annuali di sviluppo condivisi (nuovi progetti, efficienze, partnership);
  • accesso prioritario a:
    • slot di produzione,
    • supporto tecnico,
    • prototipi, test, co-sviluppo.

Non dare l’impressione di coccolarli “a prescindere”: devono percepire che li riconoscicome asset principali del portafoglio.

 

Clienti B – Standardizzare, far crescere chi lo merita

Per i B ha senso:

  • definire un livello di servizio standard chiaro (tempi, condizioni, modalità di supporto);
  • individuare quali B hanno potenziale per diventare A (e su quelli investire un po’ di più);
  • evitare di dedicare a tutti i B la stessa attenzione dei clienti A.

Qui la parola chiave è efficienza: processi chiari, poca improvvisazione.

 

Clienti C – Gestire con dignità, ma senza farsi trascinare

Per i C occorre molto buon senso:

  • non vanno trattati male,
  • ma nemmeno gestiti come se fossero A.

Possibili azioni:

  • standardizzare al massimo condizioni e modalità di servizio;
  • proporre soluzioni più adatte al loro livello di spesa (es. ordini minimi, formati standard);
  • se un cliente C è anche ad alta complessità, valutare serenamente:
    • rinegoziazione seria,
    • oppure accompagnamento all’uscita quando non ci sono più le condizioni.

Molti articoli sulla gestione del portafoglio clienti sottolineano proprio la necessità di “ottimizzare economicamente” i segmenti a basso valore, evitando di bruciare risorse che servirebbero su clienti strategici.

 

  1. Come evitare di farsi trascinare in progetti improduttivi (e rispettare la segmentazione avanzata in modo intelligente)

Una delle trappole più frequenti nelle PMI è questa:

un cliente B o C comincia a chiedere progetti speciali, sviluppo prodotto dedicato, urgenze “una tantum”… e l’azienda, per paura di perderlo, dice sempre sì.

 

Risultato:

  • mesi di lavoro di R&D e tecnico,
  • impianti occupati per micro-lotti,
  • nessuna vera scalabilità,
  • margini erosi.

 

Per difendersi, servono criteri chiari, prima. Ad esempio:

  • progetti di sviluppo prodotto dedicato riservati a:
    • clienti A,
    • oppure B con forte potenziale e co-finanziamento chiaro;
  • soglie minime di fatturato o margine per attivare certe modalità di servizio (es. supporto on-site, urgenze, personalizzazioni spinose);
  • revisione trimestrale di:
    • quanti progetti speciali sono stati avviati,
    • per quali segmenti di clienti,
    • con quali risultati effettivi.

 

Studi su customer experience e loyalty (anche il famoso “Stop Trying to Delight Your Customers” su HBR) ricordano che spesso il cliente apprezza di più chiarezza, coerenza e riduzione dello sforzo che non “favoretti” occasionali che poi l’azienda non riesce a sostenere.

 

  1. Il ruolo del Fractional Manager: arbitro neutrale tra vendite e proprietà nel proporre segmentazione avanzata

Questa è una fase delicata: tocca abitudini, clienti storici, convinzioni radicate.

 

Un Fractional Manager può aiutare perché:

  • porta un metodo per definire criteri A/B/C chiari e difendibili;
  • lavora sia con vendite sia con amministrazione, facendo da “traduttore” tra sensibilità diverse;
  • aiuta l’imprenditore a:
    • non farsi schiacciare dal timore di perdere qualche cliente,
    • ma nemmeno prendere decisioni impulsive senza numeri.

 

In concreto può:

  • progettare e facilitare workshop di segmentazione del portafoglio;
  • impostare dashboard ABC nel gestionale o nel CRM;
  • supportare i commerciali nelle prime rinegoziazioni difficili;
  • aiutare la proprietà a comunicare in azienda il perché di certe scelte (non solo il cosa).

 

  1. Due casi concreti (compositi)

Anche qui, parliamo di casi compositi, che combinano schemi frequenti descritti in letteratura e osservati sul campo nelle PMI B2B. Non sono riferibili a singole aziende identificabili.

 

📌 Caso 1 – Macchine per il packaging: quando i clienti B mangiano il tempo degli A

Contesto

PMI emiliana, macchine per il packaging industriale, 30 M€ di fatturato.
Portafoglio clienti molto frammentato, con qualche grande gruppo internazionale e molti medie-piccole realtà locali.

Problema

  • i venditori passano gran parte del loro tempo su clienti medi, con commesse complesse e marginalità ridotte;
  • i clienti top hanno sì un buon servizio, ma non esiste un piano strutturato di sviluppo;
  • non c’è alcuna classificazione formale del portafoglio.

Intervento (18 mesi)

  • costruzione di una mappa di segmentazione A/B/C basata su:
    • margine contribuito,
    • potenziale (nuovi impianti, internazionalizzazione),
    • complessità dei progetti;
  • identificazione di ~25 clienti A, ~80 B e il resto C;
  • riassegnazione del tempo commerciale:
    • Key Account Manager dedicati ai top 15,
    • regole di servizio standard per B,
    • forte razionalizzazione delle eccezioni sui C;
  • introduzione di un “filtro” per i progetti speciali:
    • ammessi solo per A o B ad altissimo potenziale, con business case esplicito.

Risultato

  • fatturato complessivo +7% in due anni,
  • EBITDA +20%,
  • migliore qualità delle pipe di vendita (meno progetti impossibili, più iniziative coerenti con la strategia).

 

📌 Caso 2 – Fornitore di componenti metallici: uscire con eleganza da clienti non più sostenibili

Contesto

Azienda del Nord-Ovest, componenti metallici per più settori (agricolo, movimento terra, industriale).
Un blocco di ~40 clienti “storici” di piccole dimensioni occupa una quota importante del tempo commerciale e produttivo.

Problema

  • margine medio basso,
  • elevata frequenza di urgenze,
  • mix di richieste fuori standard,
  • occupazione degli impianti che ostacola progetti più grandi per clienti A.

Intervento (24 mesi)

  • classificazione e segmentazione A/B/C con focus su valore e cost-to-serve;
  • definizione di:
    • servizio premium per A,
    • standard per B,
    • condizioni più rigide per C (minimi d’ordine, tempi, formati);
  • per un gruppo di clienti C molto complessi:
    • proposta di nuove condizioni più equilibrate,
    • dove rifiutate, accompagnamento graduale all’uscita (non rinnovo di certe condizioni, suggerimento di altri fornitori più adatti).

Risultato

  • perdita di fatturato su C pari a ~8%,
  • margine globale +15%,
  • disponibilità di capacità produttiva per acquisire 5 nuovi clienti A in settori strategici.

 

  1. Conclusione – Dare di più a chi merita di più (e smettere di sentirsi in colpa)

Mettere etichette A, B, C ai clienti può sembrare freddo. La segmentazione avanzata può essere confusa con inutile burocrazia.
In realtà, se lo fai bene, è un atto profondamente umano e responsabile:

  • verso i clienti migliori, che avranno un’attenzione all’altezza del loro valore;
  • verso le persone in azienda, che non saranno più trascinate in progetti impossibili per clienti che non reggono;
  • verso l’impresa e la famiglia proprietaria, che vedranno più margine, meno stress, più tempo per costruire futuro.

 

Ti lascio tre domande per iniziare:

  1. Se domani dovessi scegliere 10 clienti da portare con te in un nuovo progetto, chi sarebbero… e perché?
  2. Sai dire, dati alla mano, quali clienti ti stanno erodendo margine in modo sistematico?
  3. Che cosa cambierebbe, molto concretamente, se tu e il tuo team aveste una mappa chiara A/B/C del portafoglio?

 

Se leggendo queste domande hai pensato a qualche nome preciso, forse è il momento giusto per smettere di “trattare tutti allo stesso modo”
e iniziare a trattare meglio chi crea davvero valore.

 

✉️ Se vuoi lavorare su una segmentazione A/B/C cucita sulla tua PMI (e non su un modello da libro):
👉 puoi prenotare una call da qui: https://pietrolandri.it

 

📚 Fonti e riferimenti essenziali

  • BDC – 5-step customer profitability analysis (2025): guida pratica in 5 passi per analizzare la redditività dei clienti, includendo il calcolo del costo per servirli. https://www.bdc.ca/en/articles-tools/marketing-sales-export/sales/5-step-customer-profitability-analysis
  • Elogy – Understanding your customers’ real value: the importance of cost-to-serve analysis (2024): importanza del cost-to-serve per capire il vero valore dei clienti.
  • EasyMetrics – Cost to Serve – Customer Profitability Analysis: esempi di distribuzione tipica dei profitti per clienti/prodotti (20% molto profittevoli, 50% marginali, 30% in perdita). https://elogy.io/en/understanding-your-customers-real-value-the-importance-of-cost-to-serve-cts-analysis/
  • DinMo, Bismart & altri – guide su ABC Customer Analysis per segmentare i clienti per fatturato/margine e concentrare gli sforzi su quelli ad alto valore. https://landing.kale.bismart.com/en/abc-analysis-customer-portfolio
  • Spoor, J.M. – Improving customer segmentation via classification of key customer characteristics (2022): uso combinato di ABC e altri criteri per selezionare key account e segmentare clientele complesse. https://www.econstor.eu/bitstream/10419/308846/1/s41270-022-00185-4.pdf
  • Gupta, S., Lehmann, D.R. – Managing Customers as Investments (2005) e articoli collegati: concetto di clienti come asset, CLV, portafoglio clienti, priorità di investimento. https://ptgmedia.pearsoncmg.com/images/9780132161619/samplepages/0132161613.pdf
  • McKinsey, HBR e altri: articoli su business model customer-centric, gestione attiva del portafoglio, focus su clienti e iniziative a maggior valore per la crescita B2B. https://www.mckinsey.com/industries/industrials/our-insights/true-customer-centricity-an-operating-model-for-competitive-advantage

 

Nota sui case history
I casi sono compositi, costruiti a partire da pattern ricorrenti nelle PMI manifatturiere B2B e dalle evidenze in letteratura. Non rappresentano singole aziende reali né consentono di identificarne una in particolare.

Tags: Pareto, PMI, Segmentazione avanzata, SLA
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