Dal prodotto al servizio: i ricavi ricorrenti
Dal prodotto al servizio: introdurre ricavi ricorrenti nel B2B industriale senza snaturarsi
“People don’t want to buy a quarter-inch drill. They want a quarter-inch hole.” – Theodore Levitt (l’ha scritto lui prima di Kotler)
- Introduzione – Quando il cliente non vuole “una macchina in più”, ma “un problema in meno”
Se lavori in una PMI manifatturiera, probabilmente ti sei sentito dire frasi di questo tipo:
- “Non mi serve un’altra macchina, mi serve che la linea non si fermi.”
- “Non voglio solo il prodotto, voglio qualcuno che ‘ci metta la faccia’ se qualcosa va storto.”
- “Preferisco pagare un po’ di più, ma sapere che ho un referente e un tempo di risposta certo.”
Tradotto: il cliente non sta comprando solo un bene fisico. Sta cercando:
- continuità operativa,
- riduzione del rischio,
- supporto quando le cose si complicano.
Da anni la letteratura chiama questa trasformazione “servitization”: il passaggio da “vendere prodotti” a “vendere soluzioni”, combinando beni e servizi in modo integrato.
Nei fatti, però, per molte PMI il tema “passare ai servizi” genera due paure:
A) Snaturarsi: “Noi siamo produttori, mica una società di servizi.”
B) Farsi male economicamente: “Ho visto colleghi lanciarsi in contratti di servizio, investire un sacco… e poi non guadagnarci nulla.”
Entrambe le preoccupazioni sono legittime. Studi recenti mostrano che la servitization può portare crescita e vantaggio competitivo, ma la relazione con la redditività è meno scontata: chi lo fa senza metodo rischia di aumentare la complessità più del margine.
In questo articolo vediamo come introdurre ricavi ricorrenti nel B2B industriale in modo pragmatico, a misura di PMI, senza imitare modelli SaaS fuori scala e senza perdere di vista la tua identità manifatturiera.
- Cosa vuol dire davvero “passare dal prodotto al servizio”
Partiamo da una chiarificazione importante: non esiste un interruttore ON/OFF “prodotto vs servizio”.
Esiste un continuum di modelli:
- dal prodotto “puro” (vendi la macchina, stop),
- al prodotto + alcuni servizi reattivi (ricambi, assistenza a chiamata),
- fino a contratti strutturati di servizio, manutenzione, performance, pay-per-use, Equipment-as-a-Service, ecc.
La letteratura sui Product-Service-Systems (PSS) lo descrive bene: ci sono almeno tre grandi famiglie di modelli ibridi:
- Product-oriented
- vendi il prodotto
- aggiungi servizi legati al prodotto (installazione, training, manutenzione programmata, contratti ricambi).
- Use-oriented
- il cliente paga per l’uso (noleggio, pay-per-use, fee mensile per l’accesso all’attrezzatura).
- Result-oriented
- il cliente paga per il risultato (pezzi prodotti, ore di uptime, disponibilità, performance garantita).
Gli studi sulla “servitization” nelle imprese manifatturiere (Baines, Raddats, Kowalkowski, ecc.) mostrano che molte aziende non arrivano mai al livello più “estremo” (result-oriented su larga scala), ma si fermano su combinazioni intermedie di prodotto + servizio ricorrente.
Per una PMI B2B, spesso l’obiettivo realistico non è “stravolgere” il modello. La PMI prevalentemente decide di:
- aumentare la quota di ricavi ricorrenti (contratti annuali, canoni di servizio, fee di supporto),
- stabilizzare la relazione col cliente,
- differenziarsi dalla concorrenza che vende solo “ferro”.
- Perché ha senso parlare di ricavi ricorrenti nel manifatturiero
Riassumendo in modo molto diretto, i principali motivi sono:
- Stabilità di cassa e prevedibilità
- I canoni ricorrenti (manutenzione, assistenza, monitoraggio) generano flussi più stabili rispetto alle sole vendite “a picchi” di impianti o progetti.
- Difesa competitiva
- Se sei tu a gestire manutenzione, ottimizzazione e ricambi, diventi più difficile da sostituire: sei “incollato” al processo del cliente.
- Accesso ai dati di utilizzo
- Connesso a sensori/IIoT, il servizio ti dà dati reali su come vengono usati prodotti e impianti: questo migliora R&D, service e proposizione commerciale.
- Nuove leve di valore
- Non sei più valutato solo sul prezzo a pezzo/machine, ma su:
- uptime,
- velocità di intervento,
- affidabilità,
- capacità di migliorare l’OEE del cliente.
- Non sei più valutato solo sul prezzo a pezzo/machine, ma su:
Le analisi su subscription e Equipment-as-a-Service nel manifatturiero (ad es. casi Heidelberg, Rolls-Royce, equipment industriale in pay-per-use, ecc.) mostrano che i produttori che gestiscono bene questo passaggio riescono ad aprire nuove linee di ricavo, migliorare la retention e differenziarsi su base di servizio, non solo di hardware.
Attenzione, però:
non è una magia. È un investimento, e va fatto:
- sui clienti giusti,
- con pacchetti pensati bene,
- partendo da problemi concreti.
- Un modello a 4 livelli per PMI: dal “minimo sindacale” al risultato
Per rendere la cosa tangibile, ti propongo un modello in 4 livelli, pensato per le PMI manifatturiere B2B.
Livello 0 – Prodotto + assistenza reattiva (stato attuale di molte PMI)
- Vendi macchine/prodotti.
- Se il cliente chiama, mandi il tecnico.
- Ricambi spesso gestiti “a richiesta”.
- Nessuna logica di ricavo ricorrente strutturato.
È dove si trova gran parte del tessuto PMI.
Livello 1 – Servizi ricorrenti “base”
Qui iniziano i primi veri ricavi ricorrenti:
- contratti di manutenzione programmata (visite annuali o semestrali),
- hotline tecnica prioritaria,
- pacchetti ore di assistenza remota,
- kit ricambi critici inclusi nel canone.
Il cliente continua a pagare per il prodotto, ma ti riconosce una fee annuale per stare più tranquillo.
Livello 2 – Servizi avanzati e monitoraggio
Qui aggiungi un pezzo in più:
- monitoraggio remoto degli impianti,
- report periodici di performance,
- advisory su come migliorare consumo, settaggi, utilizzo,
- eventuale formazione periodica del personale cliente.
La logica diventa:
“Io ti aiuto non solo a non fermarti, ma a lavorare meglio.”
Anche in questo caso, i ricavi possono essere:
- fee per linea/macchina,
- fee per sito,
- fee per fascia di servizio.
Livello 3 – Outcome-based / pay-per-use (quando ha senso)
In alcuni casi, si può spingere oltre:
- modelli pay-per-use (paghi per pezzo, ora di funzionamento, m³ pompati, ecc.);
- EaaS (Equipment-as-a-Service: il cliente non “compra” il bene, ma ne paga l’uso e il risultato).
Qui il rischio e la complessità salgono: sei tu che ti assumi parte del rischio operativo, in cambio di una fetta maggiore di valore.
La letteratura ricorda che questi modelli avanzati vanno approcciati con molta cautela, su clienti e applicazioni dove hai:
- una base installata che conosci bene,
- dati di utilizzo storici,
- capacità di gestire rischio, manutenzione, logistica ricambi.
Per la grande maggioranza delle PMI, ha più senso concentrarsi, almeno all’inizio, sui livelli 1 e 2.
- Come iniziare in modo pragmatico (e coerente con quello che sei oggi)
Provo a trasformare tutto questo in un percorso a passi brevi.
Passo 1 – Collegare il servizio a un problema ricorrente del cliente
Domanda chiave:
“Qual è il problema ricorrente più doloroso che il mio cliente vive intorno al mio prodotto?”
Esempi:
- fermate impianto non pianificate,
- tempi lunghi per avere ricambi critici,
- uso non ottimale della macchina (setup, parametri),
- turnover del personale che non è più formato.
Se non c’è un problema ricorrente chiaro, il servizio “non attacca”.
Passo 2 – Incrociare con la tua mappa di redditività (vedi il mio articolo Derivato #1) e i clienti A/B/C (vedi il mio articolo Derivato #2)
Non ha senso “servitizzare” tutto e tutti.
- Parti da famiglie prodotto e clienti A con buona marginalità e potenziale;
- considera alcuni B con forte potenziale;
- evita di costruire servizi complessi su clienti C che già oggi erodono valore.
Qui il lavoro fatto su mappa di redditività e ABC clienti ti dà una bussola: dove vale la pena investire? Dove no?
Passo 3 – Disegnare un “Service Pack” semplice (livello 1 o 2)
– Esempio di Service Pack livello 1:
- 1 visita di manutenzione programmata/anno,
- hotline prioritaria in orario d’ufficio,
- check-up parametri macchina,
- piccolo sconto concordato su ricambi critici.
– Esempio di Service Pack livello 2:
- tutto il livello 1, più
- monitoraggio remoto (se tecnicamente possibile),
- report trimestrale con 3 KPI chiave,
- sessione annuale di training operatore.
L’importante è che il pacchetto:
- sia chiaro da spiegare,
- risolva un problema percepito dal cliente,
- sia sostenibile per te in termini operativi.
Passo 4 – Definire un pricing ricorrente credibile
Alcune opzioni:
- fee annuale per macchina (se vendi impianti o linee);
- fee per sito (se il cliente ha molti asset);
- fee per fascia di utilizzo (basic/plus/premium).
Il prezzo deve:
- coprire i costi più un margine sensato,
- essere confrontabile dal cliente con il costo di “non avere” quel servizio (fermate, problemi, stress).
Le esperienze raccolte su modelli subscription in ambito equipment mostrano che spesso funzionano meglio combinazioni miste (canone fisso + componente variabile), ma per le PMI è più semplice iniziare con canoni fissi chiari, su un perimetro limitato.
Passo 5 – Lanciare un pilota su pochi clienti (non su tutto il portafoglio)
Qui anticipo il collegamento con il mio prossimo articolo Derivato #4:
- scegli 3–5 clienti (A o B ad alto potenziale),
- proponi il servizio come pilota di 6–12 mesi,
- definisci a monte pochi KPI chiari:
- ad es. n° fermate non pianificate,
- tempi medi di intervento,
- costo complessivo del ciclo di vita,
- soddisfazione del cliente.
E soprattutto:
- raccogli feedback,
- aggiusta il tiro,
- solo dopo pensa a scalare.
- Quattro errori da evitare (che si vedono spesso)
- “Finto abbonamento”
- Prendere uno sconto e chiamarlo “canone”.
- Se il cliente percepisce solo uno sconto mascherato, non stai creando un vero servizio, solo margine bruciato.
- Promettere performance senza basi
- Contratti di uptime garantito senza dati storici, senza magazzino ricambi adeguato, senza team di service dimensionato.
- Nel breve magari fatturi di più, ma nel medio rischi contestazioni, penali, reputazione.
- Vendere servizi senza coinvolgere chi deve erogarli
- Commerciale che promette pacchetti splendidi, post-vendita che li subisce.
- Il risultato è conflitto interno e qualità scadente.
- Progettare un modello da multinazionale su una PMI
- Contratti iper complessi, 30 KPI, clausole da Rolls-Royce…
- ma tu hai 35 persone, 2 tecnici service e un gestionale che “fa quello che può”.
- Meglio modelli semplici e chiari, fatti bene, che schemi perfetti ma ingestibili.
Non a caso, una parte della letteratura recente parla anche di “deservitization”: aziende che, dopo aver spinto troppo sui servizi senza adeguate capacità, fanno marcia indietro o ridimensionano.
- Due casi concreti (compositi) dal campo industriale
Come già negli altri articoli, ti propongo casi compositi: non si riferiscono a singole aziende reali identificabili, ma mettono insieme pattern ricorrenti descritti in studi su servitization, EaaS e subscription B2B industriale.
📌 Caso 1 – Macchine per il confezionamento: dal “ti vendo l’impianto” a “ti tengo la linea in salute”
Contesto
PMI del Nord Italia, macchine per il confezionamento alimentare.
Modello classico: vendita impianti + assistenza a chiamata.
Problemi tipici:
- clienti che chiamano solo quando “si ferma tutto”;
- difficoltà a gestire i picchi di richieste;
- ricavi service imprevedibili, spesso vissuti come “mal di testa”.
Intervento
- Segmentazione del parco clienti con la logica A/B/C.
- Disegno di due pacchetti:
- Service Pack Base
- 1 visita/anno di manutenzione preventiva;
- hotline con risposta garantita entro X ore;
- check-up parametri linea.
- Service Pack Plus
- tutto il Base;
- monitoraggio remoto dei principali allarmi;
- report trimestrale con raccomandazioni;
- sconto su ricambi critici.
- Service Pack Base
- Lancio pilota su 10 clienti A/B selezionati, con fee annuale per linea.
Risultati dopo 18 mesi (dato composito)
- penetrazione del servizio su ~35% del fatturato impianti installati negli ultimi anni;
- quota ricavi service su fatturato totale dal 8% al 15%;
- riduzione del 20% degli interventi “emergenza totale” (linea ferma), più interventi pianificati.
La cosa importante:
l’azienda continua a fare il suo mestiere di costruttore, ma aggiunge una fonte di valore ricorrente coerente con quello che sa fare meglio: manutenere e ottimizzare le proprie macchine.
📌 Caso 2 – Sistemi di pompaggio industriale: un passo di servitization troppo lungo (e come rientrare)
Contesto
Produttore di sistemi di pompaggio per processi industriali (chimico, water treatment, food).
Affascinato dai casi EaaS, decide di proporre contratti “pay-per-m³ pompato” a diversi clienti.
Problemi
- mancanza di dati storici sufficienti per stimare bene i profili di utilizzo;
- contratti proposti anche a clienti C, ad alto rischio credito;
- difficoltà interna a gestire correttamente manutenzione, monitoraggio e ricambi per tutti i siti.
Dopo 2–3 anni:
- alcuni contratti sono profittevoli,
- altri generano perdite,
- la complessità di gestione è esplosa.
Correzione di rotta
- Revisione portafoglio contratti:
- mantenuti i modelli più avanzati solo su pochi clienti A “best in class”, con cui esiste una relazione di lungo periodo;
- per gli altri, ritorno a pacchetti di servizio livello 1–2 (canone fisso + opzionali).
- Migliore selezione dei casi in cui proporre modelli pay-per-use, con:
- più dati raccolti a monte,
- valutazione del rischio,
- business case espliciti.
Risultato
- riduzione della complessità contrattuale;
- mantenuto e sviluppato il modello più avanzato dove ha senso;
- miglior equilibrio tra ricavi ricorrenti, rischio e capacità interna.
- Il ruolo del Fractional Manager: tradurre teoria in pratica (a misura di PMI)
Disegnare e lanciare ricavi ricorrenti nel manifatturiero non è solo una questione di listino. È un lavoro trasversale:
- commerciale,
- tecnico/service,
- amministrazione/controllo,
- a volte IT/IIoT.
Un Fractional Manager con esperienza in modelli ibridi può aiutarti a:
- scegliere dove partire (quali linee, quali clienti, quali servizi);
- strutturare pacchetti e pricing coerenti con i tuoi costi e con il valore per il cliente;
- coordinare piloti di 6–12 mesi, con KPI chiari;
- costruire il racconto interno (perché lo facciamo) ed esterno (come lo proponiamo ai clienti).
In altre parole: non ti porta un “modello da manuale”, ma ti aiuta a costruire il tuo modo di generare ricavi ricorrenti, senza snaturarti.
- Conclusione – Ricavi ricorrenti sì, ma con i piedi per terra
Non devi trasformare la tua PMI manifatturiera in una software house.
Devi fare un’altra cosa:
capire quali problemi ricorrenti risolvi davvero per il cliente
e costruire attorno a quei problemi un servizio che generi
valore per lui e ricavi ricorrenti per te.
Per iniziare, ti lascio tre domande operative:
- Qual è il problema ricorrente più frequente che i tuoi clienti ti segnalano dopo la vendita?
- Su quali famiglie prodotto e clienti A/B avrebbe più senso costruire un primo Service Pack semplice?
- Se dovessi lanciare un pilota di 6–12 mesi con ricavi ricorrenti, da dove partiresti domani mattina?
Se leggendo queste righe ti è venuto in mente almeno un cliente concreto, probabilmente hai già il seme del tuo prossimo servizio.
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📚 Fonti e riferimenti
- Baines, T.S. et al. (2009). The servitization of manufacturing: A review of literature and reflection on future challenges. Business Strategy and the Environment. – https://www.researchgate.net/publication/235301898_The_servitization_of_manufacturing_A_review_of_literature_and_reflection_on_future_challenges
- Raddats, C. et al. (2019). Servitization: A contemporary thematic review of four major research streams. Industrial Marketing Management. https://research.manchester.ac.uk/en/publications/servitization-a-contemporary-thematic-review-of-four-major-resear/
- Ulaga, W., Reinartz, W. (2011). Hybrid Offerings: How Manufacturing Firms Combine Goods and Services Successfully. Journal of Marketing. https://www.researchgate.net/publication/228334099_Hybrid_Offerings_How_Manufacturing_Firms_Combine_Goods_and_Services_Successfully
- Tukker, A. (2004). Eight Types of Product–Service System: Eight Ways to Sustainability? Business Strategy and the Environment – tipologie di PSS e modelli orientati all’uso/risultato.
- Battisti, J.F. et al. (2023). From servitization to deservitization: a literature review on the challenges of service growth in manufacturing. https://venturewell.org/wp-content/uploads/Tukker-2004-Business_Strategy_and_the_Environment.pdf
- Copperberg (2023). How Manufacturers Use Subscriptions to Open Up New Revenue Streams from Spare Parts and Services. https://www.copperberg.com/how-manufacturers-use-subscriptions-to-open-up-new-revenue-streams-from-spare-parts-and-services/
- Zühlke (2025). Subscription business: the growth opportunity for equipment & machinery manufacturers. https://www.zuehlke.com/en/insights/subscription-business-the-growth-opportunity-for-equipment-machinery-manufacturers
- Esempi EaaS (Heidelberg, Rolls-Royce, ecc.) in: Nitrobox – Examples of physical product subscriptions; https://www.nitrobox.com/wiki/subscriptions/examples-of-physical-product-subscriptions/ Subscrybe – Equipment-as-a-Service: When B2B companies offer their equipment as a service. https://subscrybe.com/eaas/
Nota sui case history
I casi riportati sono compositi, costruiti combinando pattern ricorrenti descritti in letteratura e in casi studio pubblici su servitization e modelli subscription nel B2B industriale. Non rappresentano aziende reali identificabili.


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