Governance pragmatica. Quando l’impresa di famiglia diventa adulta e inarrestabile. Il passaggio fra 2 generazioni nelle PMI manifatturiere
GOVERNANCE NEL PASSAGGIO GENERAZIONALE DI IMPRESE FAMILIARI
“There is no success without a successor.”
— attribuito a Peter Drucker hcamag.com
- Introduzione – Il “dopo di me” che nessuno vuole vedere
«Pietro, io ho 65 anni… ma non è ancora il momento di parlare di passaggio generazionale. Prima devo chiudere questi investimenti, sistemare due clienti grossi e poi vediamo.»
Frasi del genere me lo sono sentite dire tante volte. Non si è mai pronti a passare il timone della propria creatura alla… creatura in carne ed ossa.
Poi però, qualche mese dopo, succede qualcosa che accelera tutto:
- un problema di salute,
- una proposta di acquisto inaspettata,
- un figlio che dice «o decidiamo adesso, o io vado a fare altro».
All’improvviso il “dopo di me”, che era sempre stato un pensiero vago, diventa una questione molto concreta. Ma spesso arriva senza un piano.
In Italia la stragrande maggioranza delle imprese è familiare: stime recenti parlano di oltre l’80% delle aziende e circa il 70% dell’occupazione generata da imprese a controllo familiare. KPMG+1
Sono loro il vero tessuto industriale del Paese. Ma sono anche le più esposte quando il passaggio generazionale viene rimandato all’infinito o gestito in emergenza.
In questo articolo non parleremo di modelli astratti, ma di:
- come leggere in modo lucido il tema del passaggio generazionale
- come costruire una governance pragmatica, adatta a una PMI manifatturiera
- come un Fractional Manager può aiutare famiglia e azienda a trovare un equilibrio sostenibile
L’obiettivo non è “fare teoria sulla successione”, ma aumentare le probabilità che l’impresa sopravviva e stia bene anche senza il fondatore.
- Il passaggio generazionale non è un evento: è un processo
Un equivoco frequente è questo:
“Passaggio generazionale = il giorno in cui mollo le chiavi a mio figlio/mia figlia.”
In realtà il passaggio generazionale non è un punto nel tempo, ma un processo di alcuni anni che tocca contemporaneamente:
- la famiglia,
- la proprietà,
- l’impresa.
Gli studi sui family business mostrano che le imprese che durano più generazioni non sono quelle “più fortunate”, ma quelle che si danno regole e tempi chiari per affrontare il ricambio. IFC+1
Tre fattori rendono il tema urgente per le PMI manifatturiere:
- Età media degli imprenditori
Molti fondatori e leader di prima generazione hanno superato i 60–65 anni. Rimandare ancora significa sovrapporre il fisiologico calo di energie con una complessità crescente del mercato. - Cambio di contesto competitivo
Supply chain globali, richieste ESG, digitalizzazione, compressione dei margini: chi subentra deve spesso guidare l’azienda in un mondo molto diverso da quello in cui è nata. - Aspettative diverse delle nuove generazioni KPMG
I figli (o nipoti) che entrano in azienda hanno spesso:- più formazione,
- un rapporto diverso col rischio,
- un diverso equilibrio vita-lavoro,
- sensibilità diversa su sostenibilità e innovazione.
Se non si crea uno spazio strutturato per parlare di tutto questo, il rischio è che:
- la generazione senior resti aggrappata al comando per paura di perdere identità e controllo,
- quella junior si senta “ospite” o “intrusa” in un sistema non disegnato per lei,
- i manager esterni, quando ci sono, si trovino in mezzo a una tensione continua.
- Famiglia, proprietà, impresa: tre cerchi da distinguere
La letteratura sulle imprese familiari utilizza spesso il modello dei tre cerchi:
- Famiglia
- Proprietà
- Impresa (gestione operativa) IFC+1
Nella pratica di una PMI manifatturiera, questi tre cerchi tendono a sovrapporsi:
- Il fondatore è al tempo stesso:
- capo azienda,
- socio di maggioranza,
- figura centrale della famiglia.
- I figli possono essere:
- dipendenti,
- futuri eredi,
- e poi ci magari sono anche fratelli, cugini, con tutte le dinamiche emotive del caso.
Se non distinguiamo questi piani, finiamo in situazioni tipo:
- «Non posso dirgli di no, è mio padre.»
- «Non possiamo affrontare il tema dividendi, roviniamo il pranzo di Natale.»
- «Non è la persona giusta per il ruolo, ma se lo dico scoppia la guerra in famiglia.»
Governance pragmatica vuol dire, prima di tutto, creare spazi diversi per:
- parlare dei temi di famiglia,
- decidere da proprietari,
- gestire l’azienda con criteri manageriali.
Non serve imitare le grandi multinazionali: bisogna anche introdurre alcuni strumenti minimi per evitare che tutto si mischi pericolosamente.
- Cinque errori tipici delle PMI nei passaggi generazionali
Vediamo ora 5 errori ricorrenti che incontro spesso nelle PMI manifatturiere italiane.
Errore #1 – Rimandare finché “non saremo pronti” (cioè mai)
“Non è il momento”: una frase che può andare avanti tranquillamente per 10 anni.
Rimandare significa:
- non chiarire i ruoli dei figli/nipoti,
- non preparare i manager chiave (in troppi casi di manager nemmeno ce ne sono in una piramide schiacciata fra una base di operativi che riportano direttamente al titolare),
- non dare al mercato (banche, clienti strategici, fornitori) segnali di continuità.
Il risultato: quando un evento inatteso costringe ad accelerare (salute, tensioni societarie, proposta di acquisizione), si fanno scelte in emergenza, spesso subottimali.
Errore #2 – Confondere erede con successore
Essere erede (di quote, patrimonio, storia) non significa essere successore operativo.
- Ci sono eredi che non vogliono guidare l’azienda.
- Ci sono eredi che vorrebbero, ma non sono pronti per ruolo e complessità.
- Ci sono manager interni o esterni che potrebbero essere parte della soluzione, ma che vengono raramente considerati (anche se, grazie ad un certo numero di società di interim o fractional management da un paio di lustri l’evento è sempre meno raro).
John L. Ward parla da anni di un punto chiave: la famiglia deve scegliere se vuole prima di tutto preservare la proprietà, la gestione o l’armonia. Le famiglie che durano nel tempo sono quelle che sanno mettere la continuità dell’impresa tra le priorità, senza però sacrificare la coesione. Redalyc+1
Scegliere un successore non è “scegliere il figlio preferito”, è decidere chi è più adatto a guidare l’azienda oggi e domani.
Errore #3 – Non formalizzare mai ruoli e regole
“All’interno ci capiamo, siamo una famiglia.”
Finché le cose vanno bene, forse sì.
Quando arrivano:
- tensioni tra fratelli/cugini,
- partner di vita con visioni diverse,
- figli che entrano in azienda con aspettative differenti,
l’assenza di regole scritte diventa un problema.
Le famiglie che funzionano meglio, secondo studi internazionali, sono proprio quelle che si dotano di strumenti semplici di governance:
- un Patto di Famiglia o Family Constitution,
- regole di ingresso/uscita in azienda,
- criteri chiari su dividendi, stipendi, ruoli. IFC+1
Non è “burocrazia”: è prevenzione.
Errore #4 – Non aprire il CdA (o non averne uno)
Molte PMI manifatturiere hanno ancora:
- un amministratore unico (spesso il fondatore),
- o un CdA solo di famiglia, che si riunisce di rado e in modo informale.
Questo genera due problemi:
- Nessuno mette davvero in discussione le decisioni chiave (“tanto decide sempre lui/lei”).
- Le nuove generazioni non hanno uno spazio strutturato per allenarsi alla governance.
Sempre più analisi sulle imprese familiari mostrano che le aziende che introducono amministratori indipendenti, o che comunque aprono il CdA a non familiari, migliorano qualità delle decisioni e performance, anche quando restano saldamente familiari. Università Bocconi+1
Errore #5 – Parlare solo di “chi prende il posto”, mai di “come governiamo”
Spesso la discussione si concentra su:
- “chi sarà il prossimo AD”,
- “quante quote avrà chi”,
e si trascura il come:
- Come prendiamo le decisioni importanti?
- Come risolviamo i conflitti?
- Che spazio hanno i manager non familiari?
- Come teniamo insieme crescita e distribuzione di utili?
Senza rispondere a queste domande, anche il miglior successore rischia di trovarsi bloccato in un sistema poco chiaro.
- Che cosa significa “governance pragmatica” per una PMI
Quando parlo di governance con imprenditori e famiglie di PMI, la reazione spesso è:
“Noi non siamo una multinazionale, non possiamo fare quelle cose lì.”
Ed è vero. Ma governance pragmatica non vuol dire copiare i modelli delle grandi aziende. Vuol dire introdurre pochi strumenti giusti, proporzionati alla dimensione e alla cultura dell’impresa.
In 35 anni di esperienza in multinazionali e PMI, trattando con clienti e fornitori da giganteschi a microimprese ho sperimentato decine di stuazioni che hanno generato casi di successo o errori madornali.
Dunque ti propongo una sorta di “checklist minimale” per una PMI manifatturiera.
5.1. Un CdA che decide davvero (anche se piccolo)
Non serve un organo oceanico. Ma serve un CdA che:
- si riunisca almeno 4 volte l’anno con agenda e verbali,
- includa almeno una figura non familiare (o comunque esterna alle dinamiche emotive principali),
- affronti temi di:
- strategia,
- investimenti,
- equilibrio rischio/solidità,
- piano di successione.
5.2. Uno spazio dedicato ai temi di famiglia
Non tutto può (o deve) entrare nel CdA.
Per questo molte famiglie si danno un momento ad hoc:
- Riunione di famiglia periodica (anche solo 2 volte l’anno, ma fatta bene). Gli anglosassoni la chiamano “Family council”
Lì si parla di:
- valori condivisi,
- visione sul futuro dell’impresa,
- regole di ingresso/uscita,
- attese economiche (dividendi, liquidità),
- ruolo dei partner (coniugi, compagni).
5.3. Regole minime scritte
Non serve un tomo di 100 pagine.
Ma almeno:
- criteri di ingresso in azienda dei familiari (percorsi formativi, esperienze esterne, periodi di prova),
- criteri di remunerazione (non “chi è di famiglia prende di più a prescindere”),
- politiche semplici su:
- dividendi,
- investimenti,
- patrimonio immobiliare vs industriale.
5.4. Un piano di successione “vivo”
Un piano di successione non è la nomina in busta chiusa del “prescelto”.
È un lavoro che include:
- identificare possibili percorsi (figli, manager interni, manager esterni, mix),
- definire tempi e tappe (affiancamenti, deleghe progressive, ruoli intermedi),
- coinvolgere il CdA, non solo la persona che oggi comanda.
In molte realtà è utile immaginare scenari diversi:
- scenario A: subentro graduale di un figlio,
- scenario B: manager esterno AD e famiglia concentrata su proprietà/governance,
- scenario C: ingresso di partner industriale o finanziario.
- Il ruolo del Fractional Manager come “terzo inclusivo”
In tutto questo, dove entra un Fractional Manager?
Non come “salvatore” o “giudice esterno”, ma come figura ibrida:
- abbastanza interna da sporcarsi le mani su numeri, processi, persone,
- abbastanza esterna da dire cose scomode senza essere catturato dalle dinamiche familiari.
In un percorso di passaggio generazionale e governance, un Fractional Manager può:
- Mettere a fuoco i nodi
- Mappare rapidamente i punti critici:
- concentrazione clienti,
- marginalità,
- dipendenza dal fondatore su decisioni chiave,
- ruoli non definiti in famiglia.
- Mappare rapidamente i punti critici:
- Portare metodo leggero
- Strutturare un CdA che funzioni (agenda, KPI, priorità),
- impostare un cruscotto numerico leggibile da tutti (non solo dal consulente di bilancio),
- facilitare le prime riunioni di famiglia su temi “tabù”.
- Accompagnare la transizione operativa
- Affiancare la nuova generazione in progetti concreti (“piloti di governance”: budget, politiche di prezzo, clienti chiave),
- aiutare la generazione senior a uscire dal “tutto passa da me” verso un modello più delegato.
- Fare da traduttore tra mondi
- Tra linguaggio del fondatore e linguaggio dei figli,
- tra logica imprenditoriale e logica del sistema bancario,
- tra cultura “artigiana” e richieste di mercato più strutturate.
Il Fractional Manager (che nei casi di azienda con un Board e quindi un CEO già operativo può assumero il ruolo di “CEO-by-side” (non un CEO ombra o CEO di serie B, ma proprio uno dei due “CEO del diumvirato”).
NON sostituisce nessuno, ma aiuta ognuno a stare nel ruolo giusto.
- Due casi concreti [compositi (*)] per capire meglio
I casi che seguono sono compositi (*):
(*) Compositi = un mix di situazioni realmente osservate in PMI manifatturiere italiane, rielaborate e anonimizzate, integrate con indicazioni della letteratura sui family business. IFC+2researchgate.net+2
📌 Caso 1 – Meccanica di precisione: dal “tutto in testa al fondatore” a un CdA che governa
Contesto
PMI meccanica, 22 milioni di fatturato, clienti automotive ed energia.
Fondatore 67 anni, due figli in azienda (uno tecnico, una in amministrazione), nessun manager esterno nel CdA.
Problemi emersi
- Tutte le decisioni strategiche passano dal padre.
- Figli frustrati: «Non sappiamo mai cosa vuole davvero fare.»
- Banca che chiede chiarimenti sul “piano di continuità”.
- Un paio di manager chiave iniziano a guardarsi intorno.
Intervento di governance pragmatica
In 18 mesi, con l’aiuto di una figura fractional:
- Creazione di un CdA di 5 persone:
- fondatore,
- i due figli,
- un manager interno,
- un consigliere indipendente esterno con esperienza industriale.
- Definizione di un piano di successione a 3 anni:
- il figlio tecnico diventa COO con delega su produzione e investimenti;
- la figlia assume ruolo di CFO/HR con supporto di un controller esterno;
- il fondatore passa gradualmente da AD operativo a Presidente.
- Introduzione di:
- 4 board meeting all’anno con agenda chiara,
- una revisione strutturata dei 20 clienti principali,
- un confronto annuale di famiglia su dividendi, patrimonio immobiliare, ecc.
Risultato (dopo 3 anni)
- Fatturato stabile, EBITDA in leggera crescita,
- banca più serena sulla continuità,
- turnover manageriale azzerato,
- clima interno più chiaro: «Adesso sappiamo chi decide cosa, e con quali criteri.»
📌 Caso 2 – Chimica di specialità: gestire il conflitto tra cugini senza spaccare l’azienda
Contesto
Azienda di chimica di formulati (coatings), 35 milioni di fatturato, seconda generazione.
Tre cugini soci, due operativi (commerciale e produzione), uno solo come azionista.
Nessun patto di famiglia, nessuna regola chiara su ruoli e compensi.
Problemi emersi
- Discussioni ricorrenti su stipendi e bonus,
- percezione di “ingiustizia” da parte del cugino non operativo,
- proposte di vendita parziale a un fondo, vissute dal resto della famiglia come “tradimento”.
Percorso di governance pragmatica
Con supporto di consulenza esterna e di un Fractional Manager con esperienza industriale:
- Viene istituito un Family Council che si riunisce 2 volte l’anno,
- si definiscono:
- linee guida su dividendi minimi,
- una policy sui compensi di chi lavora in azienda (familiare o meno),
- regole per l’ingresso dei figli delle nuove generazioni.
- Si introduce un amministratore indipendente in CdA,
- si esplorano scenari:
- mantenere tutto in famiglia,
- aprire a un partner minoritario,
- consentire al cugino non operativo di vendere una parte delle sue quote a famiglia o partner industriale.
Risultato (dopo 2 anni)
- Un accordo viene trovato: il cugino non operativo riduce la propria partecipazione in modo concordato,
- l’azienda resta familiare, ma con governance più chiara,
- i due cugini operativi lavorano con un quadro meno carico di impliciti,
- il CdA diventa il luogo delle decisioni, il Family Council quello del confronto sui valori e sulla visione di lungo periodo.
- Conclusione – Tre domande per capire se la tua PMI è pronta al “dopo di te”
Per chiudere, ti lascio tre domande:
- Se domani non potessi più essere operativo, chi guiderebbe concretamente l’azienda nei prossimi 12 mesi?
(Esiste una risposta condivisa… o tre versioni diverse?) - Le persone chiave – in famiglia e in azienda – hanno capito che ruolo si immagina per loro nei prossimi 3–5 anni?
(O vivono di supposizioni, promesse implicite, aspettative non dette?) - Esiste un minimo di governance scritta (CdA che decide, regole di famiglia, piano di successione anche abbozzato)?
(O tutto è ancora “nella tua testa”?)
Se a queste domande senti di non avere risposte solide, non è un fallimento. Sei ancora in tempo per lavorarci.
Un Fractional Manager può aiutarti a farlo:
- con metodo,
- con rispetto della storia,
- senza trasformare la tua PMI in qualcosa che non è,
ma accompagnandola a diventare adulta anche dal punto di vista della governance.
Non si tratta di “lasciare il potere”, ma di lasciare un’azienda capace di stare in piedi anche senza di te.
✉️ Se vuoi ragionare su come impostare un percorso di governance e passaggio generazionale nella tua impresa
👉 puoi prenotare una call da qui: https://pietrolandri.it
📚 Bibliografia essenziale
- IFC – Family Business Governance Handbook (2011). IFC+1
- Craig E. Aronoff, John L. Ward – Family Business Governance: Maximizing Family and Business Potential (1996). Goodreads+1
- John L. Ward – “How Family Values and Vision Drive Business Strategy and Continuity”, Universia Business Review, n. 32, 2011. Redalyc+1
- KPMG – Global Family Business Report (edizioni 2023–2025) e focus su imprese familiari in Italia. KPMG+2KPMG+2
- Peter Drucker – citazioni su successione e leadership, varie fonti secondarie. hcamag.com+1
Fonti dei case history
I due casi presentati sono compositi e rielaborati:
- derivano da pattern ricorrenti osservati in PMI manifatturiere italiane,
- sono coerenti con le dinamiche descritte in IFC, Aronoff & Ward e ricerche accademiche sui family business,
- non si riferiscono a singole aziende identificabili e non descrivono progetti reali specifici.








Analisi molto acuta e spunti interessanti. La governance pragmatica può davvero essere la chiave, ma occorre farne capire l’importanza e che non è poi così difficile da realizzare. In questo l’aiuto di un fractional manager competente è davvero prezioso. Da consulente trovarli in azienda è un’opportunità per lavorare insieme e meglio.
Grazie Fabrizio. Mi auguro di poter collaborare insieme a te in qualche progetto comune.
Articolo molto centrato e, soprattutto, utile perché parla di passaggio generazionale senza retorica ma con concretezza.
Nella mia esperienza con PMI e imprese familiari vedo spesso che il vero nodo non è “chi eredita”, ma quanto l’organizzazione è pronta: regole chiare, ruoli distinti, spazi di dialogo tra famiglia, proprietà e impresa. Quando questi elementi mancano, i conflitti diventano personali, le decisioni si bloccano e i rischi (anche legali e reputazionali) aumentano.
La governance pragmatica di cui parli è esattamente ciò che serve oggi alle imprese: non modelli teorici, ma strutture leggere e intelligenti di prevenzione, capaci di accompagnare il cambiamento generazionale senza spezzare relazioni e valore.Tema cruciale per la tenuta del nostro tessuto produttivo.
Grazie Michela, punto centrato perfettamente.