La teoria dei “3 Cerchi” nei processi di passaggio generazionale. Come dare continuità alla crescita inarrestabile dell’impresa di famiglia e preservare i rapporti
Passaggio generazionale: Da “è tutto in famiglia” ai 3 cerchi: separare famiglia, proprietà e impresa senza spaccare i rapporti
“All enduring business success depends upon effective leadership and mutually rewarding relationships.”
— Family Business Stewardship Report
- Una riunione sola… per tre conversazioni diverse (e come impatta nel passaggio generazionale)
Entro in sala riunioni.
Sul tavolo, un unico ordine del giorno: “situazione aziendale”.
Ci sono il fondatore, due figli, la sorella del fondatore che ha una piccola quota, il direttore commerciale e il responsabile amministrativo.
Nel giro di 20 minuti succede questo:
- il fondatore parla del calo margini e di un investimento da decidere in fretta;
- la sorella chiede se “finalmente quest’anno stacchiamo qualche dividendo in più”;
- uno dei figli lamenta che “non è chiaro che ruolo avrò nei prossimi anni”;
- il direttore commerciale prova a tornare sui target clienti, ma viene travolto da una discussione su chi lavora di più in famiglia.
Tre conversazioni diverse, mescolate in modo caotico in un’unica riunione:
- una conversazione di impresa (margini, investimenti, clienti),
- una conversazione di proprietà (dividendi, rischio, patrimonio),
- una conversazione di famiglia (ruoli, riconoscimento, aspettative).
Risultato?
- Nessuna decisione chiara sugli investimenti.
- Nessun accordo preciso su dividendi.
- Un figlio ancora più frustrato di prima.
Quando usciamo dalla stanza, il fondatore mi dice:
“Vede? È per questo che non voglio parlare troppo di queste cose. Finisce sempre così.”
In realtà il problema non è che se ne parla.
Il problema è come e dove se ne parla.
È qui che entra in gioco il modello dei tre cerchi: famiglia, proprietà, impresa. Non è teoria da consulenti; è una lente molto concreta per evitare che tutto si impasti e il passaggio generazionale salti in aria al primo cambio di stagione.
- I tre cerchi del passaggio generazionale spiegati in modo semplice
La letteratura sulle imprese familiari usa da anni il modello dei “three-circle”: famiglia, proprietà, impresa.
Tradotto in versione PMI manifatturiera italiana, significa:
- Cerchio Famiglia
- Qui ci sono: affetti, storia, valori, ferite, aspettative personali.
- Domande tipiche:
- “Ti senti riconosciuto per quello che fai?”
- “Come stai dentro questa impresa?”
- “Che vita vuoi tra cinque anni?”
- Cerchio Proprietà
- Qui ci sono: quote, dividendi, patrimonio, rischio, passaggi di proprietà.
- Domande tipiche:
- “Quanto reinvestiamo e quanto distribuiamo?”
- “Chi può acquistare o vendere quote e a quali condizioni?”
- “Che rapporto vogliamo avere con banche e potenziali partner?
- Cerchio Impresa
- Qui ci sono: clienti, fornitori, persone, processi, risultati.
- Domande tipiche:
- “Quali sono i nostri 10 clienti più strategici?”
- “Che investimenti servono in impianti, R&D, digitalizzazione?”
- “Chi decide su prezzi, sconti, condizioni?”
Il problema non è che i cerchi si parlino (devono parlarsi).
Dobbiamo saper distinguere in che cerchio siamo in quel momento.
Altrimenti il passaggio generazionale può essere buttato all’aria prima che te ne accorga.
E così:
- un tema di famiglia invade il CdA,
- una discussione su dividendi esplode in produzione,
- un conflitto tra cugini blocca decisioni su clienti chiave.
- Sintomi che nella tua azienda i tre cerchi del passaggio generazionale sono fusi
Ti propongo una piccola check-list. Se ti riconosci in più di alcuni punti, è probabile che i tre cerchi siano “tutti insieme appassionatamente”.
Segnale #1 – Frasi tipo: “Tanto decide lui/lei”
Indipendentemente dal tema (clienti, assunzioni, premi, investimenti), la risposta è sempre “tanto alla fine decide il fondatore / il capofamiglia”.
Segnale #2 – Conflitti operativi che si trascinano nelle cene di famiglia
Ci si litiga in azienda su turni, ruoli, responsabilità… e se ne parla ancora a tavola la sera, mischiando lavoro e vita privata fino a non distinguere più l’uno dall’altra.
Segnale #3 – Temi di proprietà affrontati in riunioni operative
In un meeting su clienti e margini, qualcuno riapre: “Sì, però io ho meno quote di te” o “Tu prendi più stipendio”. E l’attenzione si sposta da azienda a confronto personale.
Segnale #4 – Manager esterni confusi
Direttori commerciali, di stabilimento, CFO che non sanno se devono rispondere al fondatore, al figlio, allo zio o al cugino. Ogni decisione importante rischia di essere rimessa in discussione “fuori stanza”.
Segnale #5 – “Non possiamo parlarne, se no litighiamo”
Argomenti come dividendi, ruoli futuri dei figli, ingresso dei compagni/partner non vengono mai portati in un contesto strutturato, ma restano sospesi… finché un giorno esplodono.
Segnale #6 – Nessuno sa dove portare quale tema
Un figlio non sa se parlare del suo ruolo col padre in quanto capo o in quanto genitore.
Un manager non sa se portare un problema di convivenza in produzione al titolare o a “qualcuno della famiglia”.
Non servono sensi di colpa: molte imprese familiari sono nate così, in modo naturale.
Ma se oggi ti riconosci in questi segnali, è un campanello d’allarme: la complessità è salita, ma il modello di gestione è rimasto quello delle origini. E questo non fa bene all’armonioso passaggio generazionale.
- Come iniziare a separarli senza snaturare l’azienda e impattare negativamente sul passaggio generazionale
Ecco la domanda che dobbiamo farci:
“Possiamo mettere un po’ d’ordine senza trasformarci in una multinazionale?”
La risposta è sì, a patto di procedere per piccoli passi.
Ti propongo tre mosse iniziali, molto concrete.
Mossa 1 – Nominare i tre cerchi ad alta voce
Sembra banale, ma non lo è.
In una prossima riunione importante, puoi dire qualcosa del genere:
“Proviamo a distinguere:
quello di cui stiamo parlando adesso è un tema di azienda, di proprietà o di famiglia?”
Solo questa domanda:
- fa emergere confusioni latenti,
- permette di fermarsi un attimo e capire se siamo al tavolo giusto,
- legittima il fatto che tutti e tre i piani esistano e siano importanti.
Mossa 2 – Stabilire tavoli diversi per temi diversi
Non servono organigrammi complessi. Basta definire:
- Dove si parla di impresa
- Riunioni di direzione, CdA.
- Presenti: chi ha ruoli operativi e decisionali.
- Focus: risultati, clienti, investimenti, persone, processi.
- Dove si parla di proprietà
- Assemblee dei soci, incontri specifici su dividendi, patrimonio, partecipazioni.
- Presenti: soci (familiari e non), eventualmente consulenti.
- Focus: rischio, remunerazione del capitale, struttura proprietaria.
- Dove si parla di famiglia
- Riunioni di famiglia (Family Council), anche due volte l’anno.
- Presenti: membri della famiglia, anche chi non lavora in azienda.
- Focus: valori, visione, ruolo dell’impresa nella vita di ciascuno, regole di convivenza.
Parola d’ordine: “mettere i temi nella stanza giusta”. E… no, non è burocrazia!
Mossa 3 – Dichiarare cosa NON si discute in un certo contesto
Per esempio:
- In CdA
- Non si discute di “chi lavora di più tra fratelli”.
- Non si riapre il tema di chi si è sposato con chi, o di cosa è successo 15 anni fa.
- Si lavora su numeri, scelte, piani.
- Nel Family Council
- Non si rifanno i conti marginalità prodotto per prodotto.
- Si parla di come la famiglia vede l’impresa, di aspettative, di regole condivise.
Mettere questi confini per iscritto (anche solo in una pagina A4) è un atto di cura verso il passaggio generazionale, non di freddezza.
- Strumenti minimi di governance “familiare”, per un passaggio generazionale rigoroso ma… senza esagerare
Molte famiglie temono che parlare di governance significhi “farsi dettare la vita da un consulente” o “perdere spontaneità”.
In realtà si può costruire una governance leggera, su misura, che aiuta a ridurre i conflitti anziché aumentarli. Gli studi recenti sulle imprese familiari insistono proprio sul ruolo di forum dedicati (family meeting, family assembly) nel prevenire le tensioni e nel dare voce a tutti in modo strutturato.
Ecco tre strumenti minimi:
5.1. Riunione di famiglia programmata
Due volte l’anno, data fissata con anticipo, durata definita.
Agenda tipica:
- come sta andando l’azienda (in linguaggio comprensibile a tutti),
- quali sono le priorità dei prossimi 2–3 anni,
- aspettative di ciascun ramo familiare (verso lavoro, dividendi, patrimonio),
- spazio finale per domande aperte.
Regola d’oro: è un momento di ascolto e allineamento. Non va considerato un processo decisionale operativo.
5.2. Documento di famiglia 2–3 pagine
Chiamalo come vuoi: “Carta di famiglia”, “Linee guida di famiglia e impresa”, “Appunti condivisi”.
Contenuti base:
- valori chiave che si vogliono preservare,
- visione sull’azienda (vogliamo mantenerla? crescere? essere aperti a partner?),
- principi di fondo su:
- ingresso dei familiari in azienda,
- remunerazione,
- eventuali vendite di quote.
Questa è una “bussola” senza rigidità che può essere aggiornato ogni 3–5 anni.
5.3. Verbali semplici ma seri
Ogni volta che famiglia, soci o CdA prendono decisioni importanti, è bene:
- scrivere chi c’era,
- cosa si è deciso,
- chi deve fare cosa entro quando.
Meno spazio per “io ricordavo diversamente”, più spazio per chiarezza.
Serve tenere una traccia, senza alcuna pretesa di documento stile giuridico.
- Il ruolo degli esterni: manager, advisor, fractional manager per un passaggio generazionale perfetto
In questo quadro, chi non è di famiglia (manager, consulenti, advisor, Fractional Manager) può fare una grande differenza… o rimanere schiacciato.
Un Fractional Manager può essere utile soprattutto per:
- mettere a fuoco i nodi, con uno sguardo che non è “di parte”;
- aiutare a disegnare e avviare i nuovi tavoli (CdA, family meeting),
- fare da traduttore tra linguaggio familiare e linguaggio aziendale,
- proteggere i manager interni dal rischio di essere tirati in mezzo al fuoco incrociato.
La cosa importante è che il ruolo venga spiegato chiaramente:
“Non viene a dire chi ha ragione in famiglia.
Viene ad aiutarci a mettere ordine tra famiglia, proprietà e impresa
perché l’azienda possa continuare a stare in piedi bene.”
- Due casi concreti (compositi) di passaggi generazionali complessi e gestiti bene
I casi che seguono sono compositi:
mischiano elementi ricorrenti osservati in PMI manifatturiere e indicazioni della letteratura sui family business. Non si riferiscono a un’azienda specifica e non permettono l’identificazione di realtà reali.
📌 Caso 1 – Vernici industriali: il CdA salvato dal pranzo di Natale
Contesto
PMI lombarda, 18 milioni di fatturato, seconda generazione in ingresso.
Al CdA siedono: fondatore, due figli, lo zio con piccola quota. Nessun esterno.
Problema
Ogni decisione importante (investimenti, banche, linee di prodotto) viene rimandata perché alla prima divergenza emergono vecchie questioni familiari:
- “Quando eravamo piccoli tu…”
- “Tanto papà ha sempre favorito lui…”
- “Io ho rinunciato a un’altra carriera per venire qui…”
Risultato: il CdA diventa un “pranzo di Natale prolungato”, senza decisioni concrete.
Intervento
- Introduzione graduale del linguaggio dei tre cerchi:
- in una sessione dedicata, si mappano esempi di tema famiglia/proprietà/impresa.
- Definizione di tre tavoli:
- CdA per temi d’impresa,
- assemblea soci per temi di proprietà,
- incontro di famiglia 2 volte/anno per temi valoriali e relazionali.
- Regole minime:
- in CdA non si aprono discussioni personali;
- nel family meeting non si rinegozia ogni volta la strategia commerciale.
- Introduzione di un consigliere indipendente con esperienza industriale, che aiuta a riportare il dibattito su dati e scelte.
Risultato (18 mesi)
- 4 riunioni di CdA/anno con decisioni chiare su investimenti e priorità,
- miglior dialogo con la banca (piano industriale più credibile),
- clima familiare meno carico: i litigi non sono spariti, ma hanno “stanza dedicata” e non bloccano più scelte operative.
📌 Caso 2 – Componentistica meccanica: quando i cugini non sapevano dove parlare
Contesto
Azienda emiliana, 25 milioni di fatturato, terza generazione potenziale.
Tre rami familiari, con cugini di età e competenze molto diverse.
Problema
- I cugini operativi non sanno dove portare i loro dubbi:
- “Parlo con mio padre come capo o come socio?”
- “Se chiedo più responsabilità, sto creando un problema con gli zii?”
- I cugini non operativi si sentono esclusi: non capiscono l’azienda, ma subiscono le scelte.
Intervento
- Creazione di un Family Council semestrale, con tutti i rami familiari.
- Momento formativo minimale su:
- differenza tra famiglia, proprietà, impresa;
- ruolo del CdA;
- cosa vuol dire essere socio non operativo.
- Stesura di una breve “Carta di famiglia”:
- principi su ingresso in azienda,
- criteri di base su remunerazione e dividendi,
- visione comune sulla volontà di mantenere l’impresa.
Risultato (2 anni)
- meno conflitti sotterranei tra rami,
- maggiore chiarezza per i giovani: sanno quali percorsi sono possibili,
- un confronto più sereno sulle ipotesi future (manager esterno, eventuale partner minoritario, ecc.).
- Conclusione – Separare per proteggere il passaggio generazionale
Separare famiglia, proprietà e impresa non significa dividere la famiglia.
Al contrario: è un modo per proteggerla, insieme all’azienda.
Per chiudere, ti lascio tre domande operative:
- Qual è l’ultimo episodio in cui un tema di famiglia ha bloccato una decisione d’impresa?
- Oggi nella tua azienda esistono momenti distinti per: famiglia, soci, gestione operativa?
- Qual è il primo piccolo passo che potresti fare nei prossimi 3 mesi per iniziare a distinguere meglio i tre cerchi?
Se alla terza domanda non hai una risposta chiara, forse è proprio da lì che può cominciare il lavoro.
✉️ Se vuoi confrontarti su come applicare i tre cerchi nella tua realtà:
👉 puoi prenotare una call da qui: https://pietrolandri.it
📚 Riferimenti bibliografici essenziali
- R.S. Carlock, J.L. Ward – When Family Businesses are Best: The Parallel Planning Process for Family Harmony and Business Success, Palgrave Macmillan.
- Craig E. Aronoff, John L. Ward – Family Business Ownership: How to Be an Effective Shareholder, Palgrave Macmillan.
- IFC – Family Business Governance Handbook (World Bank Group). https://www.ifc.org/content/dam/ifc/doc/mgrt/family-business-governance-handbook.pdf
- KPMG – Empowering the Future of Family Business (Family governance & family forums). https://assets.kpmg.com/content/dam/kpmgsites/xx/pdf/2021/06/empowering-the-future-of-family-business.pdf.coredownload.inline.pdf
- Family Business Stewardship Report – su leadership, relazioni e continuità nelle imprese familiari.
Fonti dei case history
I due casi descritti sono casi compositi:
- nascono dall’osservazione di pattern ricorrenti in PMI manifatturiere familiari,
- sono rielaborati e anonimizzati,
- sono coerenti con i principi descritti nelle opere di Carlock & Ward, Aronoff & Ward e nei report IFC/KPMG sopra citati,
- non si riferiscono a progetti specifici né a clienti identificabili.










Analisi perfetta!
Di fondo, il problema più delicato da affrontare resta il groviglio degli affetti e dei conflitti familiari, tra aspettative, delusioni, influenze dello schema patriarcale e dei carichi emozionali non elaborati.
Affidarsi a un estraneo, competente e capace di valutare con obiettività, è il primo passo per superare il groviglio!
Grazie Gabriella. Esatto: serve per evitare i cerchi… “alla testa” quando è troppo tardi
Il modello dei tre cerchi è uno strumento potente proprio perché rende visibile ciò che spesso resta implicito: la confusione dei piani. E quando i piani si sovrappongono, non si blocca solo una decisione. Si incrinano relazioni, si sedimentano frustrazioni, si generano conflitti che poi spesso emergono in azienda, in tribunale, o nelle cene di famiglia.Il valore del modello non è “separare per dividere”, ma separare per proteggere l’impresa da conflitti che non le appartengono.
Sintesi perfetta: separare per proteggere